Le rose


Franco, una persona gentile, coltissimo e a detta di tutti troppo buono. Lo era veramente, per carattere e per educazione ricevuta.
Se c’era un problema bastava parlarne a lui e cercava di sistemare tutto nel migliore dei modi e senza mai voler nulla in cambio.
La sua vita scorreva semplice, accettava tutto senza lamentarsi.
La sua passione erano le rose. Nel suo giardino coltivava una siepe di rose che ne gli anni era diventata meravigliosa. Tutto il paese ne ra estasiato. Insegnava ai ragazzi a rispettare la natura, gli animali e ad essere sempre tolleranti.
Giorgio, uno dei ragazzi del paese, era il più scapestrato, ribelle. Credeva che tutto si potesse avere con la prepotenza. Franco passava ore a cercare di plasmare quel ragazzo verso una strada di pazienza e non di ribellione continua e irragionevole. Giorgio ascoltava a testa china ma dentro di se montava una rabbia grande verso questo Franco, che sembrava non volerlo mai lasciare in pace.
Giorgio, una notte per puro dispetto, entrò di nascosto nel giordino di Franco e con lena maniacale sbarbò tutte le piante di rose. Addirittura le taglò a pezzi. Franco doveva capire che la sua bontà era asfisiante e cosa di peggio poteva fargli se non distruggere la cosa che amava tanto?
La mattina dopo, Franco uscì in giardino per prendersi cura delle sue piante e rimase basito davanti a quella strage. Si mise a piangere. Aveva capito che tutto era opera di Giorgio. Una rabbia sorda quasi lo accecava: perchè? Questo è il risultato di aver fatto del bene, di aver dato affetto?
A grandi passi raggiunse la casa di Giorgio che stava uscendo per andare a scuola. Arrivatogli davanti gli rifilò due solenni ceffoni e con occhi cattivi, pieni di rancore gli ordinò di andare da lui nel pomeriggio.
Giorgio, andò e si trovò davanti Franco. Una persona completamente diversa da quella che conosceva e ne ebbe paura. Franco lo guardava e non diceva una sola parola. La sua rabbia era così palese che sembrava di toccarla. Era inutile cercare scuse. Solo il silenzio parlava, un silenzio tagliente come un rasoio.
Senza una parola Franco indicò un mucchio di piante di rose da interrare e sistemare. Con una voce dura come la pietra gli disse: “ Da oggi, tutti i giorni te ne occupi tu ! “
Passarono i mesi, le piante di rose attecchirono e con Giorgio che se ne prendeva cura divennero belle e robuste. Franco e Giorgio non si parlarono mai più: ma le rose continuarono a tenerli uniti . Il loro profumo aleggiava come i versi di una poesia di speranza…”soltanto allora potrai tornare a sorridere”

@ orofiorentino

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