Sonetto di Michelangelo Buonarroti



O notte, o dolce tempo
benchè nero

O notte, o dolce tempo, benchè nero,
con pace ogn’opra sempre’al fin assalta;
ben vede e ben intende chi t’esalta
e chi t’onor ha l’intelletto intero.

Tu mozzi e tronchi ogni stanco pensiero;
chè l’umid’ombra ogni quiet’appalta,
e dall’infima parte alla più alta
in sogno spesso porti, ov’ire spero.

O ombra del morir, per cui si ferma
ogni miseria, a l’alma, al cor nemica,
ultimo delli afflitti e buon rimedio;

tu rendi sana nostra carn’inferma
rasciughi i pianti e posi ogni fatica,
e furi a chi ben vive ogn’ira e tedio.

Nel sonetto si nota l’accostamento della notte alla morte (“O ombra del morir”), vista però dal religioso Michelangelo non come la cessazione di ogni cosa, ma come l’inizio di una vita rinnovata.
Il poeta si rivolge alla notte come ad una persona, usando tutti verbi transitivi: la notte non è descritta di per sè, per quello che è, ma per le “azioni” che compie, tutte tese ad alleviare il dolore e a concedere una meritata tregua dalla fatica della vita (Es.”Tu rendi sana nostra carn’inferma, rasciughi i pianti e posi ogni fatica”).

Tutto tratto da…Tratto da…http://tuttopoesia.it.over-blog.it/article-la-poesia-di-michelangelo-buonarroti-107688868.html

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